CRISTIANO RONALDO APRIRA’ UNA PASTICCERIA PORTOGHESE A TORINO

Arriva a Torino la pasticceria di Cristiano Ronaldo.
L’asso del calcio pare che abbia intenzione, come riportato dal Corriere della Sera, di aprire una pasticceria nel capoluogo piemontese per far felice la sua compagna Georgina, e pare che voglia situarla nel cuore di Torino, nel centro storico: Via Gramsci, forse, oppure piazza San Carlo, ma ad ogni modo in una posizione centrale e ricca di storia.
Ovviamente, nella pasticceria dovrebbero essere presenti i più noti dolci portoghesi, come i famosi pasteis de nata, squisiti dolcetti di pasta sfoglia ripieni di crema pasticciera, e altre specialità tipiche. La notizia della prossima pasticceria di Ronaldo arriva a poco tempo di distanza da quella della prossima apertura di un altro big, non del calcio ma della pasticceria, cioè Iginio Massari, che a breve aprirà una sua boutique dolce anche sotto la Mole. Notizie più che allettanti per tutti i torinesi, che vedranno la loro città arricchirsi di due prestigiosi locali dove poter gustare dolci davvero …di serie A!

Crediti: Mole 24, Corriere

PIANO 35 E IL RITORNO DI MARCO SACCO. SARA’ LA VOLTA BUONA?

E’ fissata per il 1 giugno 2019 la riapertura di “Piano 35”, il ristorante torinese con vista panoramica sulla città situato al 35° piano del grattacielo Intesa-San Paolo, e che aveva chiuso temporaneamente i battenti nel dicembre 2018.

E sarà ancora Marco Sacco, chef del ristorante bistellato “Piccolo Lago di Verbania”- che aveva gestito il locale nell’ultimo trimestre del 2018 – ad avere la responsabilità di guidare il ristorante “più alto d’Italia”, questa volta però, pare,  con un maggiore coinvolgimento economico-finanziario e una posizione più incisiva all’interno della compagine sociataria.

Un percorso tormentato, quello di Piano 35, aperto in pompa magna nel 2016 e che subito aveva portato allo scoperto difficoltà di gestione non indifferente,  e che avevano portato lo chef Ivan Milani a lasciare la conduzione del locale dopo nemmeno un anno di attività, non senza un discreto strascio di polemiche.  Dopo Milani, la conduzione del locale era stata affidata al suo sous-chef, Fabio Macrì e, infine, da settembre a dicembre 2018, a Marco Sacco.

Ad oggi, almeno a quanto riporta Marco Trabucco su Repubblica, la società che gestisce il locale, Affida, pare aver trovato il modo di coinvolgere nuovamente Marco Sacco, affidandogli il non facile compito, visti i precedenti, di portare Piano 35 a una nuova vita, con una gestione finalmente stabile e continuativa ma anche remunerativa.

Una vera sfida, non solo per Marco Sacco e la proprietà, ma anche per i torinesi, che pur nel breve periodo di attività, avevano dimostrato di essersi prontamente affezionati al ristorante più alto d’Italia e alla sua offerta gastronomica. Non rimane che attendere.

MERCATO CENTRALE A TORINO: LA RINASCITA DI PORTA PALAZZO PASSA ATTRAVERSO IL CIBO?

Per chi non è di Torino, la nascita di Mercato Centrale, che inaugurerà il prossimo 3 aprile in una delle piazze più caratterstiche, variopinte e multiculturali piazze della città, potrebbe non sembrare un grande avvenimento. Potrebbe sembrare, anzi, la solita, ennesima apertura di un altro di quei templi del cibo che ormai si vanno moltiplicando in ogni forma e in ogni declinazione praticamente ovunque.

Invece, Mercato Centrale, per Torino, potrà essere molto di più che il solito aggregato di ristoranti, botteghe e negozi di cibo: sarà, si spera, un punto di partenza per la rinascita di Porta Palazzo, alias Piazza XVIII dicembre, uno dei luoghi più caratteristici ma anche una delle zone più critiche e “calde” della capitale sabauda, per decenni abbandonato a se stesso e diventato teatro di delinquenza, spaccio e criminalità, tanto da passare, nel corso degli anni, da essere “la pi bela strà d’Turin” (la più bella strada di Torino), come cantava Gipo Farassino, a sinonimo di degrado, incuria e microcriminalità, situazione che si è pian piano radicata nel tempo e alla quale nessuna delle amministrazioni degli ultimi decenni, comprese quelle più attuali, è riuscita a porre rimedio.

Eppure, Porta Palazzo è sempre stata, sin dalla sua nascita, un luogo vivo, ricco, colmo di opportunità per chi le sa vedere e sfruttare: proprio da Porta Palazzo è partita a metà del 1800 la visionaria impresa di Francesco Cirio, che proprio rivedendo le verdure che acquistava ogni giorno al termine del mercato ebbe l’idea di inscatolare i pomodori con il metodo Appert per conservarli più a lungo, diventando così il re dei pomodori in scatola.

E sempre da Porta Palazzo parte oggi il progetto di Umberto Montano, anch’egli imprenditore visionario e lungimirante, che si propone di essere un polo di aggregazione di culture e di influenze riunite sotto un unico denominatore comune: il cibo.

All’interno del Palafuksas –  il grande palazzo di vetro e metallo costruito nel 1997 su progetto dell’architetto Massimiliano Fuksas e mai completamente sfruttato o utilizzato per il suo potenziale – proprio di fronte al mercato dell’ortofrutta, Montano ha individuato la sede ideale per replicare il successo di Roma e Firenze, dove Mercato Centrale è già meta imprescindibile di turisti e viaggiatori.

Aggiudicatosi il bando di gara per la concessione dell’area per la cifra di oltre un milione di euro (1.100.000, per l’esattezza) insieme con il il Gruppo Human Company, il progetto di Montano prevede una struttura che si snoda per 4500 metri quadrati, distribuiti su tre livelli. Ma è al piano terreno che sarà situata la vera anima di Mercato Centrale: qui verranno riunite le migliori botteghe artigiane e le più caratteristiche specialità dello Stivale: dal Trapizzino di Stefano Callegari, l’ormai celebre triangolo di focaccia farcita, alla pasta del pastificio De Michelis, marchio storico per la pasta a Torino, dai tartufi di Savini alle specialità siciliane di Carmelo Pannocchietti fino al gelato di Marchetti o ai formaggi e salumi di Savigni per finire con i latticini di Beppino Occelli, anche responsabile del reparto caseario e che gestirà un laboratorio didattico sul formaggio al primo piano; sempre al pirmo  piano ci sarà anche una distilleria con cocktail bar capitanata da Teo Musso di birra Baladin insieme al gruppo Vnk. Il secondo piano, invece, ospiterà mostre ed eventi culturali.

Ma soprattutto, accanto alle botteghe di prodotti tipici, scenderanno anche in campo tre protagonisti della grande ristorazione sabauda: Davide Scabin, Marcello Trentini – alias Magorabin- e la Farmacia del Cambio, ovvero Matteo Baronetto.

Il genio di Davide Scabin a Mercato Centrale si esprimerà attraverso “Carbone bianco”, un progetto che prevede cotture a carbone mentre Marcello Trentini proporra la una declinazione della sua cucina in chiave vegetariana con “La Fata Verde”. La Farmacia del Cambio, invece, che in pochi anni è riuscita ad arrivare al cuore dei torinesi, sarà il ristorante ufficiale di Mercato Centrale, e proporrà “un’offerta di grande qualità e personalità ma a spesa contentua”, dice Montano.

Grandi progetti, grandi nomi e grandi ambizioni per Mercato Centale e per questa piazza cara ai torinesi, e per troppo tempo abbandonata.

Forse, la rinascita di Porta Palazzo passa proprio attraverso il cibo.

MERCATO CENTRALE: I PROTAGONISTI.

Al piano terra:

Le specialità siciliane di Carmelo Pannocchietti

L’enoteca di Luca Boccoli

I formaggi e i salumi di Beppe Gioviale

Il Tartufo di Luciano Savini e Aurelio Barbero

La pizza di Marco Fierro

Il fritto di Martino Bellincampi

Il girarrosto di Alessandro Baronti

Il gelato di Alberto Marchetti

La carne piemontese di Marco Martini

La carne e i salumi toscani della famiglia Savigni

La pasta fresca di Egidio Michelis

Il pesce di Valerio Lo Russo

I formaggi di Beppino Occelli

Il Mulino Viva la Farina

Il pane di Raffaele d’Errico

Il Trapizzino di Stefano Callegari

L’hamburger di chianina di Enrico Lagorio

La torrefazione e il cioccolato

I ristoranti:

La Fata Verde di Marcello Trentini

Carbone Bianco di Davide Scabin

Il ristorante de La Farmacia del Cambio

Al primo piano:

Il laboratorio dei formaggi di Beppino Occelli

La distilleria e cocktail bar di Vnk e Baladin

La scuola di cucina Lorenzo de Medici

 

Fonti: Mole24, EatPiemonte, Gambero rosso, Guidatorino, Artribune

 

IL TRAPIZZINO ORA SBARCA ANCHE A TORINO

Il trapizzino? Ora sbarca anche a Torino.

E se qualche torinese ancora non sa esattamente di cosa si tratti, non ha che da pazientare un poco: a marzo, infatti, l’ormai celeberrima invenzione del pizzaiolo romano Stefano Callegari si potrà gustare anche nella capitale sabauda, e più precisamente, secondo le indiscrezioni, a Porta Palazzo, mercato e cuore multietnico del cibo, più precisamente all’interno del Palafuksas, l’edificio di vetro e acciaio un tempo adibito a mercato dell’abbigliamento e che oggi ospita botteghe gastronomiche di ogni tipo, dal macellaio al salumiere, dal panetterie  al pastificio, e che troneggia imponente ai lati della Piazza, vicino ai cosiddetti “contadini”.

Il Trapizzino, per quegli sparuti individui che ancora non lo sapessero, è il celebre “panino” di forma triangolare, e che deve parte del suo nome, e della sua forma, al tramezzino, quel tramezzino che proprio a Torino fu tenuto a battesimo da Gabriele D’annunzio, che nel lontano 1925 per primo addentò quel morbido sandwich di pane tostato tagliato in triangoli al Caffè Mulassano, dove i proprietari, tornati dall’America, si erano portati una macchina tostapane e con quella deliziavano i clienti con i loro tramezzini ripieni di burro e acciughe, peperoni e acciughe e altre tipicità torinesi. Il trapizzino, invece, di torinese ha solo parte del nome: per il resto, infatti, si tratti di un triangolo di pizza bianca riempito con i classici della cucina romana: polpette al sugo, coda alla vaccinara, pollo alla cacciatora, lingua in salsa verde, trippa, broccoli e salsiccia, carciofi alla romana, guancia brasata, coratella con cipolle e chi più ne ha  più ne metta.  Un vero tripudio di gusti e di sapore, che ben poco hanno a che spartire con le classiche, tristi farciture a base di verdura scondita o salumi di seconda scelta.

Un’idea semplice, quella avuta da Callegari nel 2008, ma che ha conquistato rapidamente i palati non solo nazionali, ma di tutto il mondo: prima di Torino, infatti, il Trapizzino è giù sbarcato, oltre che ovviamente a Roma, a Milano, Firenze e anche a New York. E ora, anche i torinesi potranno gustare il famoso trapizzino, magari sperando, nel profondo del loro cuore, che ne venga offerta anche una versione in salsa piemontese, magari farcito con tomini elettrici, acciughe al verde o, perchè no, con peperoni, cardi gobbi e topinambur freschi conditi da qualche generosa cucchiaiata di bagna caoda.

Crediti: Diario di Torino, Mole24, Il Messaggero. Immagini: Il Trapizzino