ANCHE IL TORTELLINO SI SOTTOMETTE ALL’ISLAM

Che poi non è nemmeno la questione del tortellino farlocco, con carne di pollo al posto della tradizionale carne di maiale, lo sappiamo tutti.  Il problema non è il “tortellino dell’accoglienza”, ideato apposta, in occasione della festa del patrono di Bologna, per i palati islamici, che considerano il maiale un animale immondo e come tale gravato da un divieto assoluto a essere mangiato da fauci umane.

La questione reale sono invece questi continui gesti di sottomissione, gesti piccoli, apparetnetmente insignificanti, ma continui, ininterrotti, attraverso i quali la più totale sudditanza ad una sola religione viene spacciata per tolleranza e democrazia verso tutte.

E così si leva il prosciutto dalle mense dei bambini, perché altrimenti gli alunni “di altre religioni” nonché i loro irosi genitori, scontentano il loro dio. E si levano i crocifissi dalle scuole, perché altrimenti sempre gli stessi alunni delle stesse “altre religioni” piantano un casino che levati, chiamano a raccolta tutto lo stato maggiore del pd, grillini e progressisti vari e ne viene fuori che quel povero Cristo in croce nelle aule occidentali no, non ha proprio più il diritto di starci. E poi si fanno piscine con accessi separati per uomini e donne, sempre perché quelli delle solite “altre religioni” non tollerano la promiscuità, la vicinanza agli uomini di quegli esseri inferiori e immondi che sono le donne, a cui non stringono nemmeno la mano. E poi si levano in tutta fretta i canti di Natale dalla scuole, altrimenti quelli di “ altre religioni” si offendono e chiamano sindacati, politici, politicanti e il Presidente in persona per rivendicare i loro sacrosanti diritti. E poi il Presepe fa la stessa fine, perché quelli di “altre religioni” lo trovano blasfemo secondo la loro. E poi si chiamano appositamente dei medici -donna per fare visite mediche alle donne di “altre religioni”, che non sia mai detto che occhio maschile si posi sul corpo delle donne tentatrici. E poi si tollera che per le nostre città vadano in giro delle specie di Belfagor incappucciate dalla testa ai piedi, pure con 40 gradi d’estate, e si permette che vi siano interi quartieri, come ad esempio accade in Svezia, dove le donne non possono girare libere, perché non vestono e non si comportano secondo i rigidi dettami di “altre religioni”, cioè alla Belfagor.

Premesso che non ho mai visto un indiano pretendere di levare il vitello (anzi, la vitella femmina, in quanto la mucca per gli Indù è un animale sacro, e quindi non destinato a finire in padella) dalle mense o un cinese richiedere a gran voce di inserire piatti di cavallette, è chiaro che il problema si ha sempre e solo con una singola religione, la più agguerrita, quella che ci fa più  paura, e verso la quale teniamo un atteggiamento di prudente e continua sottimissione.

Che cosa sono infatti tutti questi gesti se non atti di sottomissione? Sottomissione e negazione di quelli che sono i cardini, non solo religiosi ma anche civili, di un’intera civiltà, la nostra, ormai arrivata a confondere il rispetto per “altre religioni” con una completa abiura a quelle che sono le nostre radici e quelle che sono state le nostre conquiste, non sempre rapide e indolori, in tema di libertà, tolleranza e vivere civile. Ma l’unico che ha il coraggio di dirlo pare sia solo Salvini, quel brutto cattivo lì che invece di trascorrere zitto zitto le sue vacanzae in spiagge di località esclusive della sinistra  (che però poi rifiutano di ospitare immigrati, vedi Capalbio), se ne va più popolramente a Milano Marittima, che già solo il nome fa tenerezza.

Insomma, la questione è complessa e profonda.  E non si tratta semplicmente  del ripieno di un banale tortellino.