CHE SCHIFO I CANI CHE LECCANO I CIBI AL SUPERMERCATO!

Warning! Padroni fanatici di quadrupedi e quattrozampe astenersi dalla lettura: il seguente articolo può contenere passaggi traumatizzanti per la loro sensibilità.

I fatti.

Lo scorso sabato mattina sono andata a far compere nel più grande “tempio” di cibi torinese: è l’onomastico del mio pargolo Gabriele, e voglio festeggiarlo degnamente con i manicaretti che più gli piacciono, tra cui l’immancabile arrosto e patate (più arrosto che patate); e in quale altro luogo sono sicura di trovare della carne sempre fresca, umida e succosa, andando sul sicuro? Proprio qui, dove a 30 euro al chilo mi porto a casa  i miei bei sette/otto etti di arrosto di scamone, il suo preferito.

Mentre Gabriele e io passeggiamo placidamente tra marmellate e olii estravergini di oliva, noto però un signore che ha con sé al guinzaglio un cane di grossa taglia, che tira e scalpita come un cavallo per uscire, evidentemente non troppo deliziato dall’idea di andare a fare la spesa.  E mentre osservo il quattrozampe scalpitare, subito mi tornano alla mente alcune simpatiche scenette, avvenute nel super sotto casa, dove i cani entrano regolarmente a frotte al guinzaglio dei loro svagati padroni, scene di cui sono stata entusiasta testimone: cani che infilano tutta la testa dentro gli ultimi scaffali, quelli raso-terra, per leccare svogliatamente le confezioni di cellophane di pan grattato (“ma tanto il pacco è chiuso, che problema c’è”, le solite riposte dei padroni dei quadrupedi), cagnolini che slinguettano mollemente gli ovetti Kinder – sempre quelli collocati in basso, alla loro portata – per poi ritrarsi sdegnati: evidentemente, la stagnola degli ovetti non è di loro gradimento.

Memore di questi bei quadretti, chiedo quindi a due addetti del supermercato se fosse consentito l’ingresso di cani all’interno dello stesso.  “Sì, se di media e grossa taglia e al guinzaglio possono entrare (il perché abbiano lasciato indietro quelli più piccoli mi è ignoto, ma decido di non farmi troppe domande)”, è la risposta.

Delusa dalla risposta affermativa, espongo allora i miei dubbi ai due addetti, più per sfogo che per altro, racconto le mie scene di vita vissuta a base di cani che leccano ovetti e confezioni di pan grattato, asserendo timidamente che, secondo me, la cosa non è igienica. Timidamente, dico, perché di questi tempi se osi dire che forse un cane in un supermercato non è il massimo dell’igiene, ti guadagni la dannazione eterna nonché l’esclusione permanente dal civil consesso.

E invece, con mia grande sorpresa, i due addetti subito si infervorano, parlano, sono un fiume in piena: “lasci perdere, è uno schifo, combinano un disastro dietro l’altro! Due giorni fa un cane di grossa taglia ha azzannato tutti i salumi confezionati sottovuoto, un altro ha buttato a terra tutte le confezioni di biscotti e marmellate ; annusano dappertutto, noi li vediamo, leccano le confezioni, e non possiamo dire niente, anzi, ci tocca rimediare ai loro disastri!”.

E qui mi si apre un mondo: quindi non sono l’unica ad avere delle “perplessità” riguardo all’entrata di Fido nei supermercati!  Forse qualcuno sta davvero iniziando a vedere le cose sotto un altro occhio che non sia solo quello dei “diritti” dei proprietari di cani! Ed è il punto di vista di chi vorrebbe veder tutalata non solo l’igiene ma anche il semplice, sacrosanto diritto di portarsi a casa, dopo averli regolarmente pagati, dei prodotti la cui confezione sia scevra da bava di cani. E’ chiedere troppo? E’ davvero chiedere troppo, considerando che i cani sono e rimarranno animali, e che il nostro umanizzarli eccessivamente non li renderà automaticamente degli innocui bambolotti di peluche? I cani, per quanto amorevoli, fedeli e tutto quello che volete, rimangono animali con le loro abitudini e sì, i loro piaceri: non si fanno problemi a leccare per strada la pipì o la cacca dei loro simili, si salutano annusandosi e leccandosi con reciproca gioia il sedere con il muso, quello stesso muso con cui poi, una volta nei supermercati, annusano ovetti e merendine. E’ normale, è il loro istinto e non c’è nulla di strano in tutto ciò.

La cosa strana inizia invece quando si vuole negare che mettere in dispensa un ovetto o una confezione di formaggio in precedenza slinguata da un cane a nostra insaputa non è affatto una cosa igienica, e che questo non è progresso, è solo una insana porcheria –soprattutto quando gli utenti finali dei prodotti slinguazzati, per quanto “solo” sulla confezione, sono dei bambini piccoli – e che no, la bocca dei cani non è, come urlano molti padroni indignati “più pulita di quella dell’uomo”. I cani, come detto sopra, mettono bocca e naso dappertutto, sederi di altri cani, deiezioni liquide e solide dei loro simili che trovano per la strada, e via così, e la loro cavità orale è letteralmente piena di germi e batteri, non certo salutari per l’uomo. E quello stesso naso/lingua/bocca, una volta nei supermercati, la appoggiano spesso su quello che poi voi portate in tavola. E questo non è progresso e modernità, come non è rispetto obbligare coloro che non amano la bava dei cani ad acquistare, ignari, dei prodotti che ne sono ricoperti. Quello cioè che nei decenni scorsi era una norma igienica imperativa, e cioè di tenere lontani gli animali da luoghi dove ci siano alimenti per il consumo umano, è ora diventata paradossalmente simbolo di ristrettezza mentale e arretratezza culturale.

E a nulla servono avvisi, ammonizioni o articoli di medici e scienziati in cui si cerchi di mutare il pensare ormai comune, come ha fatto il New York Times, che in un articolo poi ripreso dal Fatto Quotidiano, ha riportato  il parere del dr. Neilanjan Nandi,  del Drexel University College of Medicine di Filadelfia (Usa), che ha testualemtne affemato che le bocche dei cani sono “un vero e proprio coacervo di batteri”, e che “oltre ad esserci proteine che possono aiutare a pulire e ‘disinfettare’ le ferite dell’animale, ci sono anche alcuni organismi unici dei cani che noi non siamo in grado di tollerare o combattere”. In pratica, “alcuni batteri nella bocca del cane  possono, se trasmessi all’uomo, causare malattie, come i comuni batteri zoonotici clostridium, l’Escherichia coli, la salmonella e il campylobacter”.  Tutti batteri non esattamente salutari per l’organismo umano, anzi, a volte letali.

“E anche se non è così frequente contraree delle infezioni quando la pelle dell’uomo è intatta, gli agenti patogeni contenuti nella saliva possono essere assorbiti comunque attraverso le mucose del naso, della bocca e degli occhi, per quanto la trasmissione della malattie in questo modo sia abbastanza infrequente”, specifica Nandi.

Un altro eminente virologo londinese, il prof.John Oxford, della Queen Mary University di Londra, ha anche caldamente sconsigliato dal farsi leccare dal cane sulla faccia, altra abitudine ormai comunemente praticata dai felici padroncini di quattrozampe, in quanto “i cani passano la metà della loro vita infilando il naso negli angoli più sporchi, compresi gli escrementi degli altri cani pieni di batteri e virus”.

Ma davvero ci andavano degli studi universitari, davvero ci occorrevano i pareri illustri dei più eminenti virologi mondiali per puntualizzare una cosa talmente ovvia da rasentare la banalità, una cosa sotto gli occhi di tutti, una evidenza che nessun amore per gli animali, nessuna tolleranza potrà mai negare? E cioè che la bava dei cani no, non è affatto innocua come ci piace credere, ma è portatrice di germi che possono essere dannosi per l’uomo. Ma oltretutto, quand’anche bava e saliva dei cani fossero del tutto innocue,  potremo comunque avere  il sacrosanto diritto di avere schifo a mettere in frigo una confezione di ovetti, di biscotti, di acqua o di qualsiasi altra cosa completamente sglinguazzata e annusata da chissà quanti cani? Purtroppo la risposta per ora è un netto “no”: per gli intransigenti padroni dei cani, ferventi propugnatori dei diritti dei loro quadrupedi, il nostro diritto ad avere confezioni non sbavate e annusate viene molto dopo quello dei loro beneamati di mettere il loro naso ovunque vogliano, forti anche del Regolamento CE n. 852/2004 che stabilisce che è vietato l’ingresso di animali solamente nei luoghi dove si preparano, manipolano, trattano e si conservano gli alimenti (praticamente cucine e laboratori), e non anche in quelli dove vengono commercializzati, per quanto i singoli Comuni abbiano comunque la facoltà di vietare la presenza di animali in qualunque luogo dove siano presenti dei generi alimentari, anche solo per la vendita.

Insomma, niente buone news per noi, oltranzisti dell’igiene e refrattari alla bava dei cani sulle nostre confezioni di biscotti: il diritto alla piena espressione e manifestazione del potenziale canino, anche al supermercato, viene prima del nostro diritto all’igiene o anche solo alla pulizia. Eppure, basterebbe così poco per accontentare tutti: durante la spesa, Fido se ne sta tranquillo a casa una mezz’oretta, da solo (sì, solo), oppure, se proprio verrà colto dall’irrefrenabile desiderio di andare al super, aspetterà all’entrata, legato con il guinzaglio, risparmaindosi passeggiate tra biscotti e caffè e slalom tra cavolfiori e zucchine. E chissà, magari potrebbe pure esserci riconoscente: in fondo, che noia la spesa!

Ah, dimenticavo:  le stesse considerazioni valgono per coloro che infilano tranquillamente il loro cane nei carrelli della spesa: le strade sono piene di urina di cani e di umani e cose di questo tipo, e le zampe del cane non sono quindi troppo  più pulite del muso: se proprio non riuscite a staccarvi dal vostro cane lasciandolo a casa o legato all’ingresso, almeno mettetelo nei carrelli a lui esclusivamente dedicati. L’igiene non è democratica, direbbe Burioni, e  non guarda in faccia nessuno: nemmeno i cani.