CONTINUEREMO A MANGIARE I PANINI CON LA SALSICCIA DI BRA SULLA TORINO-SAVONA?

Per chi da Torino percorre l’autostrada A6 in direzione Savona per recarsi ai tanto vagheggiati lidi liguri, la fermata all’autogrill costituisce un rito irrinunciabile, una sorta di evento scaramantico per iniziare bene le vacanze – oppure per terminarle, tornando verso Torino -,  una sosta obbligata anche quando non si deve andare in bagno ma ci si vuole solo sgranchire le gambe, prendere una boccata d’aria o bere un caffè.

O, il più delle volte, si vuole mettere qualcosa di buono e stuzzicante nello stomaco. Ognuno ha il suo grill del cuore: c’è chi preferisce la focaccia con la frittata verde di Priero Ovest, in direzione Savona, chi invece preferisce i panini da gourmet di Rio Colorè, con squisitezze come la salsiccia di Bra o burro e acciughe, chi invece, tornando da Savona, preferisce l’opulenza del grill di Marene o quello di Carcare, dove oltre ai classici panini che da sempre hanno accompagnato i nostri viaggi estivi, ci sono anche veri e propri piatti da gustarsi tranquillamente seduti con le gambe sotto i bei tavolini di legno.

Ma tutto questo, pare stia per finire. Almeno per cinque stazioni di servizio della A6 che, secondo la norma di legge, dovranno chiudere i battenti.

Questo prevede infatti  un decreto inteministeriale del 2015 dal governo Renzi,  firmato dall’allora ministro dei trasporti Maurizio Lupi, e da quello dello Sviluppo, Federica Guidi, che dispone la chiusura di ben 25 stazioni di servizio nelle autostrade di tutta Italia entro il 2018, di cui 5 proprio sulla Torino-Savona, la A6, l’autostrada per il mare di noi torinesi.

Le attività che dovranno, o dovrebbero chiudere, sono le seguenti: in direzione Savona, Rio Colorè Ovest (quello dei panini alla salsiccia di Bra, per intenderci), Mondovì Ovest e Ca’ Lidora (Carcare), e in direzione Torino, invece, Priero Est e Rio dei Cocchi est.

Le aree rimanenti, vale a dire Rio dei Cocchi ovest, Rio Ghidone Ovest, Priero Ovest, e poi, verso Torino, Carcare est, Mondovì est, Rio Ghidone Est e Rio Colorè est, proseguiranno invece la loro attività.

Ovviamente, se la cosa è sgradevole per noi automobilisti,  figuriamoci per i gestori interessati dal decreto e per i loro lavoratori, in tutto una cinquantina, che prestano servizio nelle cinque aree interessate. Anche considerando, dicono i gestori, che nessuno dei cinque punti è in perdita. Invece, il decreto del 2015 ne impone la chiusura, che in realtà avrebbe già dovuto essere effettuata a fine dicembre 2018, ma che è stata fatta slittare dalla stessa società Autostrade per non compromettere il traffico vacanziero natalizio.

Il tratto di A6 tra Torino e Savona –  acquisito dal Gruppo Gavio, Sias – , battezzato con il nome di “Verdemare”  ma la cui denominzione esatta è “Riviera dei fiori, tronco Torino-Savona” , vedrà cambiare parecchie cose, all’interno delle aree di sosta: infatti, a fronte della chiusura delle cinque aree di servizio, è previsto un contestuale potenziamento delle sette rimaste operative, che staranno aperte anche di notte, 24 ore su 24, con tanto di personale e innovazioni tecnologiche. Le nuove gestioni, inoltre, saranno assegnate tramite bando. Con grande scontento degli attuali gestori, che lamentano il fatto che i criteri per partecipare alle gare siano “impossibili” e che siano studiati appositamente per favorire i grandi gruppi, anche se nel decreto Lupi è stabilito che chi subentrerà nella concessione delle aree dovrà in qualche modo prendersi cura dei vecchi gestori e del loro personale, insieme all’impegno di mantenere per almeno 18 mesi gli attuali occupati.

Ma se Ca’ Lidora e Rio dei Cocchi est hanno già abbassato le saracinesche, non altrettanto sono intenzionati a fare i gestori delle altre tre stazioni che dovrebbero cessare l’attività, e che promettono battaglia. In particolare, a opporsi alla chiusura è l’autobar nell’area di servizio di Rio Colorè Ovest, a Marene, quella dei panini da “gourmet”. Qui, il gestore, Alberto Vinai, delizia da anni  i suoi clienti con i suoi panini ripieni di vere specialità piemontesi, come il Castelmagno, il Raschera, ma anche di altri territori, come le acciughe del Cantabrico o il lardo d’Arnad o la mitica frittata cebana, cioè di Ceva, una frittata con tutte le erbette della zona. Sono ben 111 le ricette alla base dei famosi panini,  e per prepararli, Alberto con i suoi aiutanti si sveglia ogni notte alle 4, per la prima infornata di panini: “Apriamo alle 5,45 di mattina, e chiudiamo alle 22. Il bar è una cosa di famiglia, la zia di mia moglie, che gestiva Priero, ha inventato la frittata (cebana), e noi oggi continuiamo quella tradizione”.

E anche l’area di Mondovì Ovest continua a resistere. Dice Luca Chiera, il gestore: “Gestiamo quest’attività da 54 anni, prima i miei, adesso io. Con un caffè e una brioche come tanti non avremmo mai resistito. Per questo il nostro è un piccolo emporio di Presìdi: qui vendiamo la patata della val Tanaro, le mele renette delle colline del Monregalese, il cece di Nucetto». Ciò che chiedono ora è di essere riconosciuti come area di sosta anche senza avere il distributore. E intanto informano anche di aver aperto una petizione online su change.org per chiedere lo stop alla chiusura, mentre diversi sindaci dei comuni vicini, da Saluzzo ad Alba, hanno scritto al Ministero dei Trasporti e dello Sviluppo economico per rivedere quanto disposto nel famigerto decreto.

“Non molleremo”, dicono i gestori. E noi, siamo con loro. Per poter continuare a gustarci i panini con la frittata di erbette, con le acciughe al verde o con la salsiccia di Bra.

Fonti: targatocn.it, Mole24, Repubblica, Diario di Torino, La Stampa.

Foto: foursquare.it

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