MA I PANETTONI DEL SUPER A 2 EURO AL CHILO SONO DAVVERO LO STERCO DEL DIAVOLO?

C’è ancora chi si scandalizza per i panettoni venduti a due euro al supermercato.
Non appena a qualcuno salta in testa di scrivere un articolo acchiappa-click, o click-baiting come si dice ora, uno stuolo di lettori inferociti si scaglia contro i panettoni industriali, che sono in pratica quelli che abbiamo mangiato fino all’altroieri, ovvero fino a una decina di anni fa, e che andavano bene a tutti. Questo, prima della comparsa dei panettoni artigianali, che hanno trasformato un prodotto che nasce industriale, ovvero il panettone inventato da Angelo Motta agli inizi del secolo scorso, in un nuovo dolce per gourmet, un lievitato d’alto bordo da pagare non meno di trenta euro al chilo.
E visti i prezzi dei panettoni artigianali, sono molti ora a pensare che il panettoni del supermercato – che nel periodo natalizio vengono venduti in effetti a due, quattro euro al chilo – siano dei veri e proprio figli di satana, degli ammassi immondi di uova scadute, burro rancido e farina proveniente da campi ammantatati di glifosato o chissà cos’altro.
Allora, cerchiamo di fare ordine una volta per tutte: il panettone venduto a due euro al chilo non è un prodotto remunerativo, per il supermercato che lo vende, ovvero non c’è margine di guadagno su un panettone venduto a tali prezzi, ma anzi, il supermercato ci perde; il prodotto è infatti venduto sottocosto. E questo perché in dicembre i supermercati utilizzano il richiamo del dolce natalizio per eccellenza, il panettone appunto, come tipico “prodotto civetta”, ovvero un prodotto su cui non si realizza alcun guadagno, ma che serve a veicolare i consumi di altri prodotti. Ovviamente il punto vendita ha il suo tornaconto, e non essendo un’ente benefico è evidente che finchè le perdite realizzate sulle vendite dei panettoni saranno più che assorbite dai margini di guadagno di altri prodotti natalizi, la perdita sui panettoni si rivelerà essere in realtà un buon investimento.
Eppure, ancora oggi, sono tantissimi coloro che credono che il basso prezzo praticato dai supermercati a dicembre sia frutto o di opera di strozzinaggio sui fornitori oppure di acquisti di prodotti così scadenti da essere acquistati per pochi centesimi al chilo.
Chiariamo una volta per tutte che non è così: i panettoni del supermercato, e tra essi marchi che sono sul mercato da anni, come Melegatti, Bauli, Maina, Motta o Balocco, impiegano farina, burro, uova o altri aromi che nono sono di serie C ma non sono nemmeno di serie B, anzi, spesso utilizzano anche loro ingredienti come burri pregiati d’Oltralpe, come il pandoro Tre Marie, e uova di categoria A, magari non biologiche ma comunque di prima qualità. La politica di vendita del distributore finale, del supermercato in pratica, non ha nulla a che vedere con la qualità del prodotto, il cui costo supera ampiamente il prezzo di vendita al consumatore.
In altre parole, i panettoni industriali non sono lo sterco del diavolo, non ammazzano i bambini né sono fatti con ingredienti di terz’ordine, quart’ordine o pessima qualità (oltretutto, gli stabilimenti industriali sono controllati spesso e con regolarità dagli organi preposti, e sono senza ombra di dubbio molto più sicuri che alcuni laboratori artigianali di dubbia fama).
Nessuno scandalo, nessuna truffa, nessun attentato alla salute pubblica, quindi: i panettoni del supermercato sono buoni, sicuri e si possono mangiare in tutta tranquillità: non dimentichiamoci che, in fondo, sono i panettoni con cui siamo tutti cresciuti e che abbiamo portato in tavola felici fino all’altro ieri. E con grande gioia e soddisfazione per il nostro palato.
Oppure oggi siamo diventati troppo esigenti e raffinati per accontentarci ancora di un semplice panettone Motta o Melegatti?